Protagora di Abdera (circa 490–420 a.C.) è stato uno dei più importanti sofisti dell’antica Grecia e una figura centrale del pensiero filosofico del V secolo a.C.
La sua affermazione più celebre è:
«L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono, e di quelle che non sono per ciò che non sono»
Con questa frase Protagora esprime una forma di relativismo:
- non esiste una verità assoluta e universale;
- ciò che è vero dipende dal soggetto che conosce, dalle sue percezioni e dal suo punto di vista.
Per esempio: se una persona sente freddo e un’altra no, entrambe le percezioni sono vere per chi le prova.
Conoscenza e linguaggio
Protagora sosteneva che:
- su ogni argomento è possibile sostenere due discorsi opposti (antilogia);
- l’abilità del sofista sta nel rendere più forte il discorso più debole, cioè nel saper argomentare efficacemente.
Questo non significava necessariamente ingannare, ma mostrare la potenza del linguaggio e il suo ruolo nella vita politica e sociale.
Religione
Celebre è anche la sua posizione sugli dèi:
«Riguardo agli dèi, non posso sapere né che esistono né che non esistono»
Questa posizione agnostica gli causò gravi problemi: secondo la tradizione, fu accusato di empietà, i suoi libri vennero bruciati e fu costretto a lasciare Atene.